Soprappeso e obesità in età infantile: patologia sociale.
Nocera Inferiore,
martedì 11 maggio 2010
L'obesità infantile rappresenta un problema sempre più grave nel mondo occidentale, sia per la percentuale in assoluto di bambini in soprappeso sia per i problemi che il soprappeso già determina in questa età.
La percentuale di soggetti interessati varia in relazione alla regione considerata: ad esempio, in uno studio recente condotto nella Regione Lazio in bambini di III elementare, è risultato in sovrappeso il 30% dei soggetti ed obesi il 15%.
Quanto più precocemente si presenta il sovrappeso ("mio figlio è stato sempre grosso") e quanto più rapidamente un bambino acquista peso, tanto più facilmente sarà obeso anche da adulto, se non si interviene presto e in special modo se vi è una familiarità, se vi sono abitudini alimentari scorrette e se il bambino non pratica sufficiente attività fisica. Infatti la quasi totalità dei casi di obesità infantile è legata alla costituzione (familiarità), alle abitudini alimentari incongrue e alla sedentarietà.
A proposito delle abitudini alimentari è d’altronde opportuno considerare come spesso i bambini in sovrappeso non mangino quantità enormi di cibo. Studi effettuati nei bambini in soprappeso indicano come questi adottino regimi alimentari troppo ricchi in proteine (in particolare di derivazione animale) e in grassi, poveri in carboidrati complessi ed in fibre (frutta, verdure e legumi) e soprattutto con ritmi di alimentazione incongrui (colazione spesso assente, spuntini o merende molto ricche ed accompagnate frequentemente dallo spizzicare continuo, doppi secondi piatti ai pasti principali ecc.).
Appare evidente come in questi casi risulti fondamentale indirizzare il più precocemente possibile il bambino verso corrette abitudini alimentari, senza demonizzare alcun cibo.
Altrettanto importante è stimolare il bambino al maggior consumo energetico possibile attraverso la pratica di almeno uno sport (il nuoto risulta quello più adatto in queste situazioni), ma soprattutto con l'abitudine al movimento spontaneo (scale a piedi, passeggiate etc.). Il bambino dovrebbe, inoltre, evitare di stare seduto per ore davanti allo schermo televisivo o del computer: è infatti documentato il rapporto diretto tra sovrappeso ed ore trascorse davanti al televisore.
Se quindi l'obesità è il prodotto di familiarità, abitudini alimentari incongrue e scarso movimento appare evidente come il problema non sia iniziare precocemente una dieta ipocalorica, ma aiutare il ragazzo a modificare il proprio stile di vita.
L'approccio ritenuto più corretto è allora rappresentato dallo stimolo al movimento associato ad una corretta alimentazione.
Un'alimentazione corretta si acquisisce iniziando a fare colazione al mattino, prevedendo due spuntini nel corso della giornata (uno a metà mattina ed uno il pomeriggio), preferibilmente a base di frutta, mangiando verdura a pranzo e a cena, scegliendo ai pasti principali, possibilmente, un solo alimento con la P (pasta o pane o patate). E’ necessario rimarcare l’importanza della prima colazione che, da sola, deve coprire almeno il 15% dell’apporto calorico totale giornaliero. Questo è un momento alimentare troppo spesso trascurato, mentre è dimostrato peraltro che l'assenza di questo pasto, oltre a causare ipoglicemia secondaria al digiuno, si correla positivamente con l'incidenza di obesità.
Un approccio basato sul cambiamento dello stile di vita può funzionare, però, in età pediatrica se viene coinvolta tutta la famiglia. Avere tutta la famiglia che tenta qualche esperienza di cambiamento (come ad esempio la colazione fatta insieme, verdure crude e cotte sempre presenti ai pasti principali, organizzazione di “macedonia party”, ossia merende con amici a base di frutta, tempo dedicato dai genitori al movimento con i propri figli) diviene uno stimolo positivo per il ragazzo che sperimenta in questo modo percorsi nuovi evitando problemi psicologici, quali depressione, disagio e isolamento.
Messaggi che invitano ad evitare l’eccessiva introduzione di calorie, passano con difficoltà nella nostra società ricca abituata all’eccesso alimentare. Le madri, inoltre, spesso si colpevolizzano pensando di nutrire poco il loro bambino, mai viceversa.
In definitiva si può ammettere che il miglioramento delle condizioni socio economiche ha rivoluzionato non del tutto positivamente le nostre abitudini alimentari alimentando d’altronde un trend delle patologie sociali caratterizzanti il nostro secolo che purtroppo, alla luce di queste considerazioni, è destinato ad aumentare.
(Basilio Malamisura – Pediatra Gastroenterologo- Dirigente Responsabile U.O. di Pediatria del P.O. di Cava dè Tirreni )